CentroStudiStorici"Nicolòd'Alagno"
Area VesuvianaStoria localeTorre Annunziata

Tullio Giorgio De Mauro (Torre Annunziata, 31 marzo 1932 – Roma, 5 gennaio 2017). Linguista, docente universitario e saggista: «Il linguista senza telefonino che studiava l’analfabetismo di ritorno»

Tullio Giorgio De Mauro. Fonte fotografica: http://fondazionebellonci.it

Tullio Giorgio De Mauro (1932 – 2017)

Linguista, docente universitario e saggista: “Il linguista senza telefonino che studiava l’analfabetismo di ritorno”

a cura di Vincenzo Marasco, Lucia Muoio e Antonio Papa

 

*Tratto da Vita, opere e azioni di 22 Figli illustri di Torre Annunziata, Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”, Tricase, Youcanprint Self-Publishing, 2019, pp. 41-44.

 

 

Ultimogenito di cinque fratelli, Franco, morto in guerra, Mauro, scomparso in circostanze oscure, Rosetta, traduttrice dall’inglese, Bruno, morto in tenera età, Tullio nasce alle ore 12.40 del 31 marzo 1932 a Torre Annunziata in via Delle Vigne, da Oscar, chimico farmacista, e da Clementina Rispoli, docente di Matematica. Oscar e Clementina si conoscono nel laboratorio di chimica e si innamorano; alla vigilia del matrimonio decidono di avere cinque figli (impegno mantenuto) e di imporre loro i nomi di cinque gas nobili: a Tullio sarebbe toccato Xeno; fortunatamente cambiano idea.
Il padre appartiene a una famiglia di medici e farmacisti di origine foggiana; la madre, napoletana di nascita, donna di grande temperamento, esercita un forte ascendente sul figlio, trasmettendogli interesse per la letteratura e la storia, ma inconsciamente anche per la linguistica, usando espressioni di base dialettale italianizzate, tipo oggi sono nervosa, perché tengo i lapis per la testa, dove il termine francesizzante non sta a indicare le matite da disegno, ma preoccupazioni e ansie quotidiane.
Tullio inizia gli studi a Torre Annunziata, poi la famiglia, per sfuggire ai bombardamenti, si trasferisce a Roma, e nella capitale continua gli studi classici al liceo “Giulio Cesare” e nel 1956 si laurea in Lettere classiche all’Università “La Sapienza”.
Sempre nel 1956 inizia la sua carriera accademica come professore incaricato di Filosofia del linguaggio alla stessa Università romana, poi come docente di Linguistica generale presso l’Ateneo di Palermo, in seguito a Napoli e a Salerno.
In cinquant’anni ricopre moltissimi incarichi come docente ed esperto di Linguistica in Italia e all’estero; e diventa altresì membro dell’Accademia della Crusca. Nel 1963 si sposa con Anna Maria Cassese, da cui ha due figli, Giovanni e Sabina; rimasto vedovo nel 1989, si risposa con Silvana Ferreri, docente di Didattica delle Lingue moderne, che gli rimane accanto fino alla fine.
Definito il «linguista senza telefonino»: non lo usa mai, perché è convinto che il nuovo mezzo di comunicazione renda schiavi e non giovi ai rapporti interpersonali. Nelle sue ricerche si occupa soprattutto di linguistica generale, con particolare attenzione al rapporto tra lingua e società, e tra dialetti e letteratura.
Sostiene fermamente che bisogna ritornare a scrivere manualmente in corsivo, perché questa tecnica ha effetti benefici sullo sviluppo linguistico e cognitivo; a tal proposito ricorda che lo stato dell’Alabama aveva approvato la Lexi’s law per conservare uso e apprendimento del corsivo manuale nelle scuole.
Nelle numerosissime opere, tradotte anche in altre lingue, svolge ricerche di linguistica indoeuropea, storia linguistica italiana, semantica e lessicologia storiche e teoriche, sintassi greca, storie delle idee, filosofia del linguaggio, linguistica educativa legata ai problemi della scuola.
Fra i suoi scritti più significativi ricordiamo: Idee per il governo della scuola (1955); Storia Linguistica dell’Italia unita (1963); da ultimo In Europa sono già 103. Troppe lingue per una democrazia (2014), in cui propone l’utilizzo dell’inglese come lingua comune dell’Unione Europea.
Per l’UTET cura il Grande Dizionario dell’Uso, in sei volumi.
Per un breve periodo si dedica alla politica e ricopre l’importante carica di ministro della Pubblica Istruzione dal 26 aprile 2000 al 12 giugno 2001 nel Governo Amato; spiega poi che ha accettato per studiare e cercare di capire dall’interno i problemi della scuola e della burocrazia scolastica.
Nel 1970 la sua vita privata viene messa a dura prova dalla morte del fratello Mauro, giornalista del quotidiano L’Ora di Palermo, scomparso la sera del 16 settembre (il suo corpo non è stato mai più ritrovato), mentre indaga sull’oscura fine dell’ingegnere dell’Eni, Enrico Mattei, su cui il regista Francesco Rosi si appresta a girare un film.
Tullio De Mauro, da attento studioso di ogni questione semantica della lingua italiana, rivolgendosi in particolare ai giornalisti che scrivono sul caso Mattei, suggerisce caldamente di non scrivere «tragico incidente» parlando della morte di quest’ultimo, ma di omicidio deliberato.

Il linguista muore a Roma il 5 gennaio 2017, all’età di 84 anni.
La sua scomparsa lascia un vuoto nel contesto culturale italiano e mondiale.

Citazioni e frasi celebri di Tullio De Mauro:

«La democrazia vive se c’è un buon livello di cultura diffusa. Se questo non c’è, le istituzioni democratiche, pur sempre migliori dei totalitarismi e dei fascismi, sono forme vuote».

«La distruzione del linguaggio è la premessa a ogni futura distruzione».

«Chi non legge smette anche di studiare».

«La lingua italiana era una lingua seconda, da insegnare come tale, a partire dalla prima, cioè dal dialetto».

«L’italiano della televisione è diventato un italiano trasandato, malissimo usato».

«Quando un popolo ha perduto patria e libertà e va disperso pel mondo, la lingua gli tiene luogo di patria e di tutto».