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51 EPISODI STORICO GIORNALISTICI SU TORRE ANNUNZIATA: la seconda raccolta di Vincenzo Marasco e Antonio Papa arricchisce la memoria cittadina

di Valeria Rago del 24 novembre 2017

«Non sapere cosa sia accaduto nei tempi passati, sarebbe come restare per sempre un bambino. Se non si fa uso delle opere dell’età passata, il mondo rimarrà sempre nell’infanzia della conoscenza.»

Lo diceva Cicerone e, leggendo la seconda raccolta di episodi storico giornalistici su Torre Annunziata, è facile capire che il passato della nostra città è ricco di eventi e personaggi di cui, purtroppo, davvero in pochi serbano il ricordo. Eppure, analizzando questi episodi, si percepisce in maniera vivida e immediata, forse ancora di più rispetto alla prima raccolta, che Torre Annunziata ha vissuto momenti meritevoli di memoria: è stata una città piena di fermenti politici e sociali, estremamente operosa e sempre pronta a superare ogni ostacolo; ha dato i natali a personaggi straordinari, ai quali sono spesso dedicate strade o piazze cittadine ma il cui nome, per molti torresi, è oggi privo di significato; è stata teatro di eventi drammatici dai quali la popolazione è riuscita a venire fuori ricompattata, quasi sempre nel silenzio assordante delle istituzioni e dello stato. Vincenzo Marasco e Antonio Papa, con questa seconda raccolta che copre un lungo arco storico, dal 1861 al 2017, hanno creato un documento ancora più eterogeneo e ricco, pieno di spunti interessanti e che, se da un lato risponde ad alcuni quesiti, dall’altro fa nascere altri dubbi, nuove domande che spingono ad ulteriori ricerche storiche.

Si parte dal Vesuvio, il nostro bonario guardiano, ormai un elemento del paesaggio a cui siamo talmente affezionati da dimenticarne spesso la pericolosità. E se gli eventi del 79 d. C. ci appaiono troppo lontani, fa davvero impressione leggere i resoconti giornalistici dell’attività vulcanica del 1861 e del 1944. Il ricordo di quel che accadde in un’epoca storica non così lontana dalla nostra, è un monito per noi cittadini ad obbligare le istituzioni a mettere a punto dei piani precisi, che permettano a tutti di affrontare ogni eventuale emergenza. Non dobbiamo mai dimenticare che il Vesuvio è un vulcano, un vulcano pericoloso.

Come è importante ricordare che Torre ha una notevole tradizione industriale. Vi si producevano, ad esempio, armi apprezzate in tutta Europa: la Real Fabbrica d’armi era un fiore all’occhiello per tutto il Sud Italia. Il suo declino iniziò solo quando, nel periodo postunitario, il governo centrale decise di favorire altre aziende del nord che non avevano l’esperienza e la perizia di quella oplontina. La rabbia che nasce dalla lettura di questi avvenimenti si acuisce quando scopri che la storia, anche se in modi diversi, tende a ripetersi: Torre Annunziata era sede di un colosso farmaceutico, la Lepetit, cui si affiancò anche la Ciba Geigy. Fu proprio uno stabilimento concorrente di Milano, come stabilirono le indagini, a commissionare nel 1973 il furto della formula segreta di un importantissimo antibiotico, formula sviluppata proprio nella sede Lepetit di Torre Annunziata.

Terra di cultura, storia, arte e archeologia, la città è stata il fulcro di eventi culturali notevoli e di scoperte straordinarie. Qualcuno oggi ancora ricorda il Club del giovedì sera che, negli anni ’70, organizzava convegni, incontri, dibattiti e mostre, spesso contando anche sulla presenza di ospiti famosi. Ed è proprio grazie alla passione di molti cittadini, studiosi e non, che si è arrivati alla riscoperta dell’antica Oplontis, conosciuta e ammirata da tutti attraverso i suoi ori esposti per la prima volta a Roma nel 1987. Ma scorrendo i 51 episodi le sorprese e le curiosità sono moltissime, come l’esistenza di una vera e propria Corrida torrese: spettacoli organizzati con toreri improvvisati e i bufali al posto dei tori. Difficile immaginarlo. Per non parlare dei tanti, troppi torresi di cui bisognerebbe onorare la memoria e che sono invece finiti nell’oblio: il capitano Ercole Ercole; il maggiore Pietro Toselli; il valoroso marittimo Vito Sorrentino; il tenore Oreste De Bernardi; il ragioniere Franz Formisano, che si è battuto a favore del recupero di Oplontis; Don Nicola Ilardi, considerato il primo storico di Torre Annunziata. E ne sono citati tanti altri ancora.

Non manca il ricordo di alcune tragedie che, in diversi momenti storici, hanno sconvolto la città. Torre Annunziata ha conosciuto momenti bui, guai a dimenticarli. Dalla strage di Natale del 1913, alla drammatica esplosione del 21 gennaio 1946. Dalla morte di Luigi Cafiero, vittima innocente della camorra, il 21 aprile del 1982, alla ferita più recente e per questo anche più dolorosa, quella che ha scolpito la data del 7 luglio 2017 nella memoria cittadina. Il crollo della palazzina della rampa Nunziante è stato un evento sconvolgente, tanto più traumatico dal momento in cui, da subito, ognuno ha avuto la sensazione che quella fosse una tragedia evitabile.

La seconda raccolta di 51 episodi storico giornalistici su Torre Annunziata, curata da Vincenzo Marasco e Antonio Papa, è dedicata proprio a loro, alle otto innocenti vittime del 7 luglio. È giusto così, perché la città dovrà ripartire proprio da lì: ricordare chi non c’è più ed esigere giustizia e verità.