Rinasce la Villa del Parnaso

di Vincenzo Marasco.

Il 12 maggio 2017, è stato un giorno importante per Torre Annunziata. Finalmente uno dei luoghi più suggestivi del suo territorio, che da decenni richiedeva riscatto, viene consegnato al popolo. Sono i giardini, il belvedere e le strutture dell’ex proprietà Cristo Re, oggi del Demanio provinciale, che vanta una storia centenaria che si immerge, per alcuni suoi particolari, nel mistero di vicissitudini storiche ancora oggi non svelate.
Il nome Parnaso, con cui oggi viene contrassegnata l’intera proprietà, dall’etimologia idilliaca, non torna ancora chiaro quando esso cominciò ad indicare quel posto. Di sicuro deriva dalla notte dei tempi, dal momento in cui gli uomini approdarono lungo queste lande arse e modellate dal fuoco per scoprirvi poi che vi era un paradiso pari a quello dell’Olimpo, lì dove gli Dei avevano preferito impiantare la loro dimora. Il mare è il fuoco, lo iodio e la montagna, le amenità dell’antica Turris Annunciatae, prima ancora Oplontis, avevano sempre indicato che li forse, tra i pampini e il fior di leone, vi regnavano soave le sacre divinità della terra che mai avrebbero voluto abbandonare quei bucolichi pendii. Il Parnaso questo doveva essere.
Si pensa, senza che per ora sia stato trovato un documento chiaro che ne parli, che nel ‘500 li vi sorse un’importante dimora, sullo stesso luogo dove già Caio Siculius F.C. preferì stabilire una sua residenza patrizia. Di quella antica villa non si sa più nulla. Il destino fu cruento, fu lo stesso che già in precedenza aveva atterrito e fatto rinascere il Parnaso. Fu il Vesuvio che nel dicembre del 1631, come nell’Autunno del 79, decise di rigenerare nuovamente i suoi fianchi. Al fuoco, ancora na volta, il Parnaso sopravvisse e vide ripercorrere i suoi sentieri nuovamente da quegli uomini che in meno di nulla vi si ristabilirono. L’Abbé Richard de Saint Non, come già aveva fatto Carl Weber nel 1754, nel suo passaggio dalla Torre dell’Annunciata, nel 1791, segnò quel luogo sulle sue carte riportandolo poi come testimonianza unica e veritiera nella sua opera universale che parlava del viaggio effettuato in Italia. E’ il Voyage Pittoresque. Nella prima metà dell’800, quando il suolo passò nelle proprietà dei de Gennaro, nacque una nuova signorile struttura che dalle propaggini della falesia vulcanica si riversava verso la marina andando così a colmare letteralmete di archi e finestre una parte dell’antico Parnaso. Doveva essere una delle più belle strutture all’ora esistenti lungo l’intero litorale. La costruzione del nuovo porto, con l’esproprio forzato del 1872 delle proprietà appartenenti alla Nobildonna Carolina de Gennaro, che nel frattempo erano confluite in quelle degli Avallone per contratto matrinoniale, ne determinò il trapasso all’Ordine delle Ancelle di Cristo Re e successivamente l’abbandono e l’inesorabile degrado.
Dopo una tribolazione durata oltre vent’anni cominciata con un proposta di progetto del Circolo di Legambiente di Torre Annunziata, finalmente oggi il Parnaso ritorna a risorgere come la Fenice dalle sue ceneri.  

V.M.’s – Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”.

Ringrazio Giuseppe Forcella per avermi concesso l’usufrutto della foto dell’inaugurazione della struttura.

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