Pubblicazioni del Centro

  
Vincenzo Marasco

Abbraccio a “Maria à sposa”: rievocazione storica di un mito

Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”, Torre Annunziata 2011, pp. 8.

Quante volte nella nostra vita abbiamo ascoltato “nù cunte” o un episodio che abbia lasciato un segno indelebile nella psiche di un individuo, talvolta in un contesto sociale intero? La risposta è tante, poche, addirittura, unica volta.

In tal caso, “ù cunte”, ovvero il racconto, che da qui vi narreremo, con questo nostro piccolo contributo alla storia antropologica e sociale della nostra città, non può essere più definito come tale, in quanto evolutosi, e passando dallo stadio di semplice racconto, a quello di una credenza popolare, può essere tranquillamente assumere la definizione di “mito”.

E, Torre Annunziata, in seguito a questa narrazione investita di sacralità, dai risvolti che affondano le proprie radici negli antichi riti pagani insinuati dal sottile mistero, coperto e costruito dalla psiche di chi lo ha saputo magistralmente edificare, anch’essa, ha vissuto in maniera passionale il proprio mito.


Vincenzo Marasco

Torre Annunziata nella cartografia antica. Analisi toponomastica e  iconografica di Torre Annunziata nella cartografia antica con riferimenti a Sylva Mala

Ed. Il mio Libro, Gruppo L’Espresso, Roma 2011, pp. 92 con illustrazioni a colori.

Continuando la raccolta degli studi sulla cartografia antica inerente alla Torre dell’Annunciata, non potevamo tralasciare un importante varietà toponomastica legata al nostro centro dettata da secoli di realizzazioni e studi  cartografici. L’analisi che seguirà non si soffermerà al solo particolare inerente alla Torre dell’Annunciata, ma in considerazione agli studi precedenti relativi  alla stessa tematica, non potevamo tralasciare inosservato una vicinanza importante qual’è la Sylva Mala, territorio che si interseca nelle vicissitudini storiche della Torre dell’Annunciata e dove ricadono non pochi interessi storici. In tal caso, questo studio mirerà ad analizzare le particolarità dei nostri due toponimi,e sue adiacenze, e a far chiarezza sulla loro mutazione nel tempo e, dove vengono riscontrati, far chiarezza sugli errori di trascrizione che talvolta erano frequenti. Seguirà in merito un ordine cronologico di tutte le  testimonianze cartografiche in nostro possesso.


Vincenzo Amorosi

Emblemata Sarnese. Stemmi di famiglie nobili e notabili di Sarno

Collana “Album Praeconium”, I.

Ed. Il Mio Libro, Roma 2013, pp. 326 con illustrazioni in b./n..

Questa collana nasce con l’intento di offrire agli appassionati una piacevole visione di raffigurazioni araldiche, fatta di stemmi disegnati a tratto e raccolti secondo tematiche precise e per il futuro unite anche in tematiche miscellanee diversificate. Ho voluto dare visione degli emblemi in un solo piano di lettura con la blasonatura affiancata alla tavola di riferimento. Gli stemmi delle famiglie sono stati rilevati durante il percorso di una ricerca storica svolta in diversi anni di studi sulla Città di Sarno, in cui ho notato stemmi spesso blasonati, ma alcuni mai rappresentati. L’idea di disegnarli fu maturata in altri luoghi, in altro tempo, condivisa in altri modi e con persone oggi dimentiche. Il metodo utilizzato è quello di Padre Silvestro di Pietrasanta (1590-1647), che adottò per primo il sistema di raffigurazione degli smalti attraverso il tratteggio, operazione che il gesuita rese pubblica nel 1637 utilizzando il metodo proposto da Vulson de la Colomber. Si dice che il bello è realizzato da cose semplici e dirette, questo ne è un piccolo esempio. Album come raccolta di tavole, praeconium come l’azione insita dell’araldo.

L’Autore.


Angelandrea Casale, Vincenzo Marasco,
Vincenzo Amorosi, Pasquale Marciano (a cura di)

Archivio storico della Parrocchia Ave Gratia Plena, Basilica pontifica di Maria SS. della Neve in Torre Annunziata. Inventario

Ed. ESA (Edizioni Scientifiche e artistiche), Torre del Greco 2015, pp. 264 con illustrazioni a colori. ISBN 9788895430959

Prefazione di Maria Luisa Storchi,

Soprintendente archivistico per la Campania.

Come possiamo descrivere l’emozione che lo studioso prova nella riscoperta di un antico manoscritto, in particolar modo di prima mano? È una sensazione unica. Solo gli specialisti del campo o gli appassionati e attenti scrutatori delle vicissitudini di un tempo, specialmente se legate ad una determinata argomentazione che rivela ciò che era il proprio luogo d’origine, possono farci percepire le sensazioni che prevalgono da quanto di magnifico avviene  nel proprio essere quando si tocca con mano ciò che altre mani, nel più dei casi, secoli addietro, avevano impresso nella cellulosa. E il ritrovamento di un archivio, di un fondo di documenti, ancora in parte inesplorato
o disperso e poi riaffiorato, è sempre da considerarsi una vittoria che lo studioso riporta nei confronti dell’effetto degradante e annientante del tempo. La vittoria consiste nel poter riscrivere fatti “incontaminati”, dare nuove motivazioni di rivalsa ad una questione oramai creduta estinta, o, semplicemente, poter narrare agli interlocutori parte della loro storia arricchita dei particolari nuovi e affascinanti sepolti nella polvere dei secoli. E alla vittoria della scoperta, ancor più a soddisfare lo studioso, in maniera fantastica, e se Iddio lo volesse, occorrerebbe il ringraziamento di tutti quegli uomini, i personaggi di un tempo che hanno permesso l’accatastamento di centinaia e centinaia di metri lineari di carte, di storie remote. E loro, riesumati anche per un solo momento,
grazie al lavoro certosino di quanti si appassionano alla ricerca archivistica, ritornando alla ribalta, da gran protagonisti, sulle loro labbra e nei pensieri, si renderanno nuovamente attori di quelle antiche venture. Insomma, il rispolvero e la risistemazione di un antico fondo archivistico rimangono un modo fondamentale per far rivivere in maniera eccezionale non solo dei fatti, ma anche degli uomini.

Gli autori


Vincenzo Marasco, Antonio Papa

51 episodi storico giornalistici su Torre Annunziata. Raccolta I (dal 1882 al 1972)

Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”, Torre del Greco 2015, pp.158 con illustrazioni in b./n.. ISBN 9788895430973

Prefazione di Massimo Corcione,

Managing Director Sky Sport

Da troppo viviamo di ricordi, di aneddoti che nel tempo si deformano, senza che vi sia più traccia del racconto originale. Quella volta che al Lido c’era il principe De Curtis, in arte Totò… O quell’altra che Patty Pravo esibì uno dei primi vertiginosi bikini… O quando spararono a Bambiniello… O ancora la leggenda di Maria ‘a sposa che sfido chiunque a proporre in una versione che sia almeno verosimile… Frammenti di cronaca quotidiana che dovrebbero rendere l’idea di quel che è stato e non è più. Ma se i particolari mutano, mai fissati sulla carta o su un’immagine, tutto diventa stramaledettamente più difficile, se non impossibile. Strana gente, noi torresi: preferiamo la tradizione orale, la storiella che passa di padre in figlio, alla sistemazione del nostro passato ormai remoto. E tutto evapora come bollicine in una coppa di champagne; quel che resta è un vino innaturalmente fermo, proprio come fermi siamo noi, impantanati in un presente dove poco o nulla si muove. Ma per fortuna c’è ancora chi insegue il passato per disegnare un futuro più bello. Senza nostalgia, e con la coscienza degli errori commessi: solo la metabolizzazione può aiutare a evitare pericolose repliche.
Vincenzo Marasco e Antonio Papa hanno lanciato una doppia sfida: a sé stessi e a tutti noi smemorati. Hanno provato a dragare e a sistemare una massa di ritagli, spezzoni di file, fotografie ingiallite o sgranate per mettere
in fila e dare un senso al materiale raccolto in un due vite profondamente diverse. Una passione per la storiografia quella che anima Vincenzo, una dedizione meticolosissima per il dettaglio cronistico illumina l’esilio lombardo di Antonio: insieme formano una coppia perfetta; unita, anzi cementata dall’amore per le proprie radici. Le nostre radici: l’immagine evocata è fisica, perché quel sentimento affonda tutto nella testa di tutti noi che Torre la vorrebbero come forse non è mai stata. Leggere questo libro per credere. C’è tutta la nostra storia quotidiana: dall’esplosione dei carri alle polemiche che seguirono; dalla celebrazione delle piccole grandi glorie agli orrori commessi in casa e in trasferta. C’è l’aviere ardimentoso e la direttrice di banda, l’annuncio del soggiorno a Villa Filangieri di un principe prussiano e la cronaca delle prime, durissime manifestazioni operaie. Torre città d’avanguardia nella lotta sindacale come nel calcio. Trova cittadinanza e spazio anche l’avventura del Savoia quasi scudettato, e la distanza sembra ancora maggiore del (quasi) secolo trascorso. Torre più importante di Napoli in molti campi. La tentazione è forte: cadere nella celebrazione di quello che fu. Niente sarebbe più controproduttivo. E niente è più lontano dalle intenzioni di Vincenzo Marasco e Antonio Papa, uomini del presente e del futuro. Tutti insieme guardiamo a Torre Annunziata come vorremmo che diventasse. Per migliorare bisogna conoscere, studiare, approfondire. Libri come questi aiutano, grazie d’averlo realizzato.
Potrà essere utile come un’opera pubblica.


Vincenzo Amorosi, Gaetano Damiano

Stemmi di Murat. Titoli e nobiltà del Regno di Napoli

Ed. ESA (Edizioni Scientifiche e artistiche), Torre del Greco 2016, pp. 160 con illustrazioni in b./n., ISBN 9788895430867

Prefazione di Francesco Barra,

Professore ordinario di Storia moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Salerno.

La felice collaborazione tra Vincenzo Amorosi e Gaetano Damiano – rispettivamente un qualificato studioso di araldica e un valente archivista, dotato altresì di viva sensibilità storica– ha prodotto con questo volume un’opera che colma una lacuna nella storia del Decennio napoleonico nel regno di Napoli. Il tema della nobiltà creata da Giuseppe Bonaparte e, soprattutto, da Gioacchino Murat, non era stato infatti finora indagato. Il taglio del volume è essenzialmente tecnico, volto com’è a ricostruire l’individuazione dei beneficiari, la concessione dei titoli, l’elaborazione e la descrizione dei blasoni araldici. In realtà, al di là di questo specifico aspetto, lo studio offre allo storico uno strumento prezioso per la conoscenza del personale di governo del Decennio, visto attraverso la particolare angolatura di quell’élite burocratico-militare, meridionale e francese, che ottenne la nobilitazione. Gli autori, grazie ad una tenace e approfondita ricerca documentaria, hanno infatti ricostruito le schede biografiche, spesso corredate da una preziosa iconografia, degli 85 titolati: 58 “regnicoli” e 27 francesi, dei quali 48 provenivano dai ranghi delle forze armate e 37 dall’amministrazione dello Stato. Ne risulta una “mappatura” assai utile a comprendere le strategie della selezione della classe dirigente, vista e analizzata nella peculiare strategia politico-dinastica che guidava le scelte di Murat. Il lettore incontrerà nomi notissimi come altri assai meno noti, nonché dei veri e propri sconosciuti alla grande storia, ma che all’epoca rivestirono ruoli importanti, e che quindi risultano quanto mai interessanti e significativi.


Vincenzo Marasco, Lucia Muoio (a cura di)

I Lumi della Torre

Il ruolo dell’Università nella scoperta e nella valorizzazione storica, artistica e culturale del territorio di Torre Annunziata.

Atti delle giornate di studi. Torre Annunziata 14/15 ottobre 2016.

Ed. ESA (Edizioni Scientifiche e artistiche), Nola 2017, pp. 246 con 32 tavole a colori, ISBN 9788899742263.

Indice degli atti:

Il santuario di San Michele a Tre Pizzi (Faito), il monastero
di San Michele sull’isolotto di Rovigliano e la visibilità dal mare: un’ipotesi di ricerca, di Nicola Caroppo, pp.23-36;

L’arte del Rinascimento a Torre Annunziata: gli arredi liturgici
scolpiti della Santissima Annunziata, di Antonella Dentamaro, pp. 37-58;

Le ville del Parco Filangieri a Torre Annunziata tra architettura eclettica e Liberty, di Mario Quaranta, pp. 59-98;

La Real Fabbrica d’Armi di Torre Annunziata, di Adelina Pezzillo, pp. 101-150;

“Dal Cineteatro Metropolitan di Torre Annunziata al Forum Anderson”. Regia cinematografica come supporto
alla rappresentazione dell’architettura, “Wes Anderson”, di Raffaele di Ruocco, pp. 151-165;

Permeabilità e integrazione tra città e mare: riqualificazione del lido Santa Lucia a Torre Annunziata attraverso la progettazione di un centro benessere con annessi spazi aggregativi, di una torre polifunzionale
con servizi turistico-ricettivi e di moduli abitativi temporanei, di Roberto Avino e Giovanni Farina, pp. 167-195.

Presentazione degli Autori,

Molte volte è stato ribadito, in ambito politico e associativo, che la speranza del rilancio socio-politico e culturale di Torre Annunziata debba essere affidata soprattutto a quei giovani che sempre più spesso si dimostrano interessati e attivi nelle vicende cittadine. In virtù di questa convinzione, sempre più palpabile in città, sono state gettate le fondamenta di un progetto culturale di ampio respiro: “I Lumi della Torre. Il ruolo dell’Università nella scoperta e nella valorizzazione storica, artistica e culturale del territorio torrese”: due giornate di studi affidate a giovani universitari, che con il loro fondamentale apporto mirano alla scoperta, alla salvaguardia e alla trasmissione del nostro patrimonio culturale. L’idea di organizzare un convegno dedicato a Torre Annunziata, i cui protagonisti fossero proprio i giovani laureati, è nata quasi per caso. L’anno scorso, infatti, svolgendo alcune ricerche nell’Archivio storico locale per rintracciare testimonianze utili all’allestimento di una mostra documentaria sui paratori della famiglia Muoio, ci siamo imbattuti in numerose tesi che hanno per argomento le ricchezze artistico-culturali della città. Davanti alla riscoperta di questa preziosa raccolta di utilissime ricerche, perlopiù dimenticate, ci è parso fin da subito necessario dare il giusto rilievo a tali studi, e attraverso essi far conoscere l’immenso patrimonio custodito a Torre Annunziata. I giovani autori, contattati, hanno risposto con entusiasmo all’iniziativa, e quelli che per varie ragioni non hanno potuto dar seguito al nostro invito hanno espresso soddisfazione nel sapere che «nella città, nonostante le mille vicissitudini, ci sia ancora brio e amore per la cultura». È a loro, dunque, ai giovani che amano la cultura e il territorio che abbiamo voluto dare voce, ed è questa scelta che giustifica anche il titolo del convegno: i ‘Lumi’ sono le loro fresche intelligenze che si sono accesi in queste due giornate di studi; il sottotitolo vuole mettere in evidenza che quando le sedi del sapere, nel nostro caso le Università, interagiscono col contesto sociale, senza discorso di parte, producono risultati soddisfacenti. Gli argomenti affrontati nel corso del convegno, e ora riproposti in questa raccolta di atti, intesa altresì come utile strumento bibliografico di approfondimento per future ricerche, hanno spaziato dalla storia dell’arte a quella di alcuni beni architettonici, per i quali sono stati proposti eccellenti progetti di recupero volti ad amalgamare la storia cittadina passata e quella futura e prendere parte a un affascinante e insolito viaggio spazio-temporale. Durante la prima sessione sono stati presentati tesi e documenti inediti tanto innovativi da suggerire, anche agli esperti di storia locale, la necessità di riscrivere alcuni aspetti legati alle antiche tradizioni del luogo. Questo è quanto accade quando si conducono attività di ricerca storica in modo serio e razionale. Seguendo l’ordine degli interventi: Nicola Caroppo, dottorando di ricerca in Storia dell’arte presso il Dipartimento di Studi storico-artistici dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha aperto i lavori con una dissertazione sull’antichissimo culto micaelico nell’area del golfo stabiese, con particolare riferimento agli insediamenti monastici dell’isolotto di Rovigliano, proponendo ipotesi di studio sulle vicissitudini “catelliane” che ancora oggi riservano non pochi dubbi sull’effettiva presenza di san Catello nei territori dove è forte la devozione a lui dedita. È stata poi la volta di Antonella Dentamaro, storica dell’arte addottoratasi presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, che ha presentato una relazione sugli arredi liturgici scolpiti rinascimentali della parrocchia Ave Gratia Plena di Torre Annunziata, tra i quali il sarcofago marmoreo di Nicolò d’Alagno scolpito da Jacopo della Pila (docc. 1471-1502), oggi non più in loco. Per l’occasione la studiosa ha anticipato i primi risultati di un nuovo lavoro di ricerca, tuttora in corso, riguardante l’icona della Madonna della Neve. Questa prima sessione è stata chiusa da Mario Quaranta, storico dell’arte specializzatosi anch’egli presso l’Università “Federico II”; il suo magistrale intervento è stato dedicato a una delle ville costiere di Capo Oncino, Villa Filangieri – recentemente acquistata da un noto imprenditore locale –, ripercorrendone i cambi di destinazione: da fortino militare a lussuosa residenza alto-borghese, e infine a centro di utilità sociale. La seconda sessione è stata aperta da Adelina Pezzillo, laureata in Storia dell’arte presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”, che ha proposto una ricca relazione sulla Real Fabbrica d’Armi, e soprattutto sull’organizzazione della produzione e sull’amministrazione dell’opificio militare torrese nel periodo borbonico, considerato come l’epoca d’oro dello stabilimento. A seguire, si sono alternati tre neo-laureati in architettura con i loro rispettivi progetti e ipotesi di riqualificazione di alcuni monumenti, cui è legata l’immagine e la storia più recente della città di Torre. Raffaele Di Ruocco, laureato in Architettura all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, ha infatti presentato la sua tesi sperimentale sul glorioso Cineteatro “Metropolitan”, il cui stato di degrado è oggi continuamente dibattuto. Di Ruocco ha proposto una ricostruzione strutturale del monumento, con l’inserimento di importanti tecniche architettoniche e una revisione totale della struttura, auspicando che essa possa ritornare al suo antico splendore, in linea con le correnti artistiche moderne. Il percorso di conoscenza del territorio si è concluso con gli interventi degli architetti Giovanni Farina e Roberto Avino, entrambi laureati presso l’Università “Federico II”, che hanno illustrato un interessantissimo progetto di riqualificazione del famoso Lido Santa Lucia e delle aree circostanti. La presente raccolta non è da considerarsi come punto di arrivo di un atto compiuto, anzi, essa – e questa è una nostra prerogativa – deve essere intesa come l’incipit di un disegno progettuale ben più ampio che, ci auguriamo, possa trovare riscontro tangibile sul territorio per la valorizzazione e la salvaguardia delle risorse culturali, e, perché no, per la crescita della coscienza civile di ogni individuo.


Vincenzo Marasco, Antonio Papa

51 episodi storico giornalistici su Torre Annunziata. Raccolta II (dal 1861 al 2017)

Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”, Nola 2017, pp.214 con illustrazioni in b./n.. ISBN 9788899742317

Prefazione di Massimo Corcione,

Managing Director Sky Sport

Scrivere per molti (beati noi) è un piacere, riesce a regalarti momenti di esaltazione anche quando ripeschi dettagli lontani ormai due secoli, ma può provocare anche le peggiori sofferenze quando racconti una storia di cui sei stato testimone diretto o anche solo mediato dalla onnipresente tv. La riflessione ha accompagnato tutta la lettura dell’atto secondo che Vincenzo Marasco e Antonio Papa hanno voluto dedicare nel proprio (meritorio) viaggio nella nostra memoria, quella fissata nei ricordi che tramandano gli archivi. Di solito sono immagini in bianco e nero cui la strana coppia (diversi ma complementari) riesce a restituire vita e colore; le tinte restano volutamente cupe e scure quando viene rivisitato il fatto che la scorsa estate ha invaso le nostre esistenze, distruggendo otto vite e minando le nostre certezze. Un velo nero che ancora ammanta ciò che rimane di quei giorni: dalla diffusione istantanea della notizia al silenzio innaturale durato fino alla celebrazione del funerale. Un contrasto insopportabile: da una parte il mare, il sole, la Costiera e Capri a chiudere la scena; dall’altra quella polvere che impediva ogni tentativo di tornare alla normalità. Il sapore acre aveva invaso la gola di chiunque fosse passato dalla Rampa Nunziante o anche solo avesse pensato a quante volte aveva sfilato davanti a quel palazzo diventato simbolo di una tragedia infinita. Vincenzo e Antonio sono stati (come tutti noi) trascinati di forza nella storia, hanno provato invano a capire, si sono scontrati con risposte che non sono ancora arrivate, hanno deciso di farsi portavoce di quella voglia di giustizia partita dalla gente, mai così partecipe, mai tanto unita nel nome di chi non c’è più.

Aspetteremo anni, forse, prima che una sentenza certificherà colpe e responsabilità, ma la virata di cuore che ha condizionato gli autori, influenzerà pure i lettori che nella rielaborazione dei ricordi non potranno mai trattare ciò che è avvenuto il 7 luglio 2017 come la rievocazione di un rodeo vesuviano che rendeva Torre Annunziata molto simile a Pamplona oggi. Il campionario delle curiosità proposte rimane straordinario: è esemplare la cura applicata al lavoro di scandaglio, la selezione è accuratissima, solo il meglio viene ripescato, rivalutato, attualizzato. Le mille emergenze vissute e legate spesso al Vesuvio; le prime occasioni spese (e non capitalizzate) da Oplonti; la vocazione industriale non proprio spontanea di Torre Annunziata: la gamma delle situazioni somiglia a una serie infinita di repliche, diffuse però su un arco temporale largo un secolo e mezzo; un po’ asseconda l’idea che una nefasta predestinazione pesi sulla città. Ma allontaniamo i sospetti tuffandoci nella festa che arriva con il libro, un’accoppiata che vale un esorcismo. Più o meno come la cronaca narrata dalla redazione dello “Cuorpo de Napole e lo Sebbeto” (anno 1860) utilizzando rigorosamente solo la lingua napoletana: oltre a rivelare clamorosamente la nostra ignoranza nell’uso del dialetto, rende ancor più anacronistica l’aspirazione autonomistica in un mondo globalizzato.

Sacro e profano che s’intrecciano, com’è nella natura di noi torresi: da sempre a sinistra, tutti in processione dietro la Madonna della Neve. Una ragione in più per tenercelo stretto questo libro: è una dichiarazione spontanea d’amore, indirizzata a una città addolorata, la nostra.