La teverna di Diomede

di Vincenzo Amorosi                 

Il Diomede che può considerarsi l’albergo più antico di Pompei, iniziò la sua attività nel 1840 dalla trasformazione dell’antichissima “Taverna del lapillo”. Quest’ultima era già in funzione quando nell’Aprile del 1748, Re Carlo III di Borbone fece iniziare gli scavi per ricerche archeologiche nella località detta Civita appartenente al comune di Torre Annunziata. La taverna infatti, si affacciava sulla strada provinciale delle Calabrie ed era luogo di sosta per i calessieri ed i carrettieri che quotidianamente la percorrevano.

Pianta della città antica di Pompei con la taverna del Lapillo incisione del 1845
(coll. A. Gamboni)

Col prosieguo degli scavi cominciò ad essere frequentata anche dagli operai addetti allo scavo e dai primi visitatori che accorrevano sul posto per ammirare e studiare i resti dell’antica città che pian piano veniva portata alla luce, tanto che nel 1780 il direttore degli Scavi Francesco La Vega, nel richiedere a re Ferdinando IV l’acquisto di un terreno per poter proseguire gli scavi, gli consigliava di acquistare anche la Taverna del Lapillo con l’annesso suolo di proprietà del Marchese di Genzano, in modo da ristrutturarla e renderla un decente luogo di alloggio e di ristoro per i forestieri, come si può leggere a pagina 171, nella seconda parte della Pompeianorum Antiquitatum Historia del Fiorelli. In seguito, con decreto reale del 16 Marzo 1815, Gioacchino Murat concesse in proprietà la taverna e tutti i terreni esterni alle antiche mura di cinta della città, soggetti però allo scarico del materiale di risulta degli scavi, al capodivisione del Ministero dell’Interno architetto Raffaele Minervini per ricompensarlo del lavoro svolto presso il Real Museo Borbonico e presso gli Scavi. Alla morte del Minervini la taverna fu data i fitto al signor Francesco Prosperi il quale con appropriati lavori di ampliamento, la trasformò in albergo che fu prima denominato Hotel Bellevue ed in un secondo tempo Hotel Diomede, com’è riportato dalla prima edizione del Murray’s Handbook for Travellers in Southern Italy del 1853 ed in quella successiva del 1865. Leggendarie le continue soste in questa taverna di Antonio Cozzolino conosciuto come il “brigante Pilone”, che allietava i suoi appuntamenti galanti e notturni con numerose bottiglie di champagne, bevanda preferita dalla sua amante-tenutaria, la signora Pacileo.

Foto di Rick Bauder

Nel 1868, con atto del notaio Nicolangelo Cerbino, il Prosperi acquistò il locale per la somma di 14.025 lire, pari a 3.300 ducati. Nel 1913, a causa di un dissesto finanziario degli eredi Prosperi, l’albergo fu messo all’asta divenendo proprietà della Società Bancaria Meridionale la quale a sua volta, con atto del notaio Riccardo Catalano del 13 Luglio 1922, lo vendette ad Aurelio Item e sua moglie Giulia Pagano. L’albergo era sito in piazza Porta Marina inferiore, attaccato all’ufficio postale e occupando verso nord la parte iniziale della via Villa dei Misteri che conduce in salita a Porta Marina superiore con la stazione della Vesuviana e più in alto alla Giuliana, con la famosa Villa dei Misteri, si estendeva fin oltre l’attuale casello dell’autostrada Napoli-Pompei. Fu proprio per costruire questo tronco autostradale dichiarato

Cartolina ricordo 1880

di pubblica utilità con decreto legge N. 1752 del 4 Settambre 1925, che il Diomede fu acquistato sotto forma di esproprio, dalla Società Autostrade Meridionali con atto del notaio Errico Bonucci del 27 Marzo 1930, e di conseguenza, completamente demolito. Come si legge da un vecchio cartoncino pubblicitario, nel Diomede dimorò a lungo lo scrittore inglese Eward Bulwer Lytton per scrivere il suo romanzo“Gli ultimi giorni di Pompei”, dal cui soggetto tra l’altro, furono tratti ben sette film, il primo dei quali nel 1908, per la regia di Arturo Ambrosino e Luigi Maggi. Oggi dell’antica taverna del lapillo, alias hotel Diomede, resta un solitaria nicchia di pietra vulcanica posta sulla stradina che sale verso la stazione Pompei Villa dei Misteri della Circumvesuviana a ridosso dell’entrata degli scavi di Porta Marina.

I resti della famosa taverna “Diomede” (Foto di V. Amorosi)
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