Cos’è lo stemma?

di Vincenzo Amorosi        

Con l’apertura della Sezione Araldica della pagina internet del Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno” voglio descrivere, per i neofiti , il concetto ed il significato di uno stemma, riportando un puntualizzante scritto dell’amico  araldista Vittorio Gifra di Arquata (AL):

«L’Araldica è la scienza che studia gli stemmi, le pezze e le figure usate per comporli e il loro significato simbolico e storico. “L’Araldica non è ostentazione, ma è armonia di forme e colori”, come ha sempre detto il Prof. Paolo Tournon e può anche dirsi “la Scienza della Gloria” come amava ripetere il marchese Vittorio Spreti. Io aggiungo: l’Araldica è un diritto soggettivo perfetto della personalità. A torto si crede che gli stemmi araldici siano una prerogativa ad esclusiva distinzione delle famiglie nobili, e vi è ancora chi pensa che: “Araldica vuol dire nobiltà”. Mai nulla di più errato e “abominevole” fu pronunciato da persona di giudizio. Gli stemmi, invece, sono un complemento e un simbolo del cognome e dovrebbero essere tutelati unitamente al diritto della persona a possederne uno, in quanto lo stemma conserva la sua natura di diritto soggettivo perfetto, non essendo stato travolto, giustamente, dalla XIV norma transitoria della Costituzione. Lo stemma non ha eminentemente carattere nobiliare, giacché è portato anche da famiglie non assolutamente nobili. Lo stemma è un segno figurativo familiare e i Padri Costituenti, nella norma XIV non hanno abrogato implicitamente tutta la legislazione precedente in materia araldica, ma solo quella parte incompatibile con la Costituzione repubblicana. Dalla norma non si desume che il divieto riguarda anche gli stemmi, che possono sussistere

Arma: troncato nel primo d’azzurro al braccio armato d’oro, reciso, tenente con la mano di carnagione una spada d’argento, al capo scaccato di tre file di argento e di rosso; nel secondo d’oro alla ghirlanda d’olivo verde, col libro al naturale, in abisso. Tipico esempio di  stemma familiare,  appartenente alla Famiglia Scalfaro. Uno dei pochi stemmi  del Maggiorascato murattiano  concessi da Giocchino Murat al barone Raffaele Aloisio Scalfaro (decreto n.2135 del 2 giugno 1834) e registrato  dai suoi eredi alla Consulta Araldica d’Italia dopo l’Unità. Fonte di estrazione dello stemma: gruppo Facebook Annuario della Nobiltà italiana, annobit, 2017.

 

indipendentemente dallo stato nobiliare di una persona. Questa meravigliosa scienza documentaria della storiapareva ormai dimenticata e invece sta vivendo un glorioso periodo. Sarà forse il desiderio di conoscere e ricordare a fondo le varie discipline del Millennio che sta per lasciarci, sarà il crescente amore che tutti sembra vogliano riacquistare verso la storia della propria famiglia. E’ importante che vi sia un riavvicinamento verso la microstoria che ha concorso nei secoli a formare la storia con la “S” maiuscola. Fatti, personaggi, ma soprattutto, stemmi di famiglie italiane che probabilmente, oggi, non sanno nemmeno di avere.»

Concludo questa mia breve apertura argomentativa con un’affermazione sull’araldica del compianto Bruno Bernard Heim araldista ufficiale della Città del Vaticano: «Grazie ai suoi colori brillanti, al suo potere di suggestione e al patrimonio simbolico che ha accumulato nel tempo, la nobile arte dell’araldica è stata una fonte di profondo e misterioso incanto per molte persone nel corso dei secoli. Tuttavia, pochi hanno veramente familiarità con le sue regole di stile, le sue caratteristiche ed il suo linguaggio peculiare, perché il possesso di questa conoscenza presuppone  anni di studio e di osservazione intelligente.»

                                                                                                                             

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