Considerazioni filologiche sullo stemma della città di Torre Annunziata

di Vincenzo Amorosi

Riportiamo di seguito alcune altre osservazioni araldiche che seguono ad un articolo comparso sul periodico Torresette del 22 luglio 2011 a firma mia e di Vincenzo Marasco. Sono state aggiunte, in effetti, nuove considerazioni all’argomento trattato, frutto di ulteriore ricerca ed approfondimenti che la materia come l’araldica riesce a realizzare grazie a continui studi in archivi ed a comparazioni con nuovi documenti acquisiti.

Stemma Città di Torre Annunziata
“D’azzurro al castello al naturale, aperto di nero, merlato alla guelfa e fiancheggiato da due torri finestrate di nero e parimenti merlato, terrazzato sulla pianura di verde attraversata in palo dalla strada di accesso al naturale. Il tutto sormontato da una stella d’argento a cinque punte.”

Quella che si è letto è la descrizione dello stemma della città di Torre Annunziata (così come da Decreto del Capo del Governo del 28 gennaio 1938), contenuta all’art. 4 dello Statuto comunale, che cita, tra l’altro, anche il gonfalone del Comune. La figura è inserita in uno scudo cinto da due rami di alloro e di quercia, annodati. Sopra la figura, si trova una corona a cinque punte a forma di torre, che rappresenta il titolo di Città.
Da una lettura attenta si denotano alcune imprecisioni ed albitrio nel realizzo dello stemma. Sappiamo a priori che gli stemmi degli enti territoriali godono di una tutela giuridica da parte dello Stato regolati dal
punto di vista araldico da norme contenute in diversi provvedimenti legislativi. Andiamo ad analizzarli nello specifico:

a) La forma dello scudo, nel nostro caso “sannitico”, è regolata dall’articolo 39 del R.D. n. 61 del 21 gennaio 1929;
b) La forma della corona che “timbra” lo scudo è regolata dall’articolo 96 del R.D. n. 652 del 7 giugno 1943;
c) L’elemento decorativo dello stemma, cioè il ramo di quercia e di alloro in “decusse” annodati da un nastro, trae origine dall’articolo 1 del R.D. n. 1440 del 12 ottobre 1933. Articolo questo abrogato dal D.L. Luog. n. 394 del 10 dicembre 1944, che ha conservato l’utilizzo dell’elemento decorativo secondario costituito dai due rami, uno di quercia con ghiande e uno di alloro con bacche fra loro decussati posto sotto la punta dello scudo e annodati da un nastro dai colori nazionali.

Nella descrizione dello stemma, nel nostro caso specifico, si parla di due rami annodati, e non si fa menzione di nastro e né tantomeno di un suo colore rosso. E’ questo forse, secondo la mia analisi, un libero arbitrio?Oltretutto, non specificato o volutamente ignorato nello Statuto comunale per imporre in sordina ai meno attenti il colore politico predominante di un certo periodo storico? E’ questa però solo una personale supposizione, visto che l’Araldica rientra oggi in quelle scienze precise ausiliarie della storia. Infine l’Ufficio Araldico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri invita i vari enti territoriali, in possesso di uno stemma ufficiale, all’adeguamento della specifica descritta pocanzi riguardo all’elemento decorativo esterno. Inoltre, nello Statuto comunale non si fa cenno della descrizione del gonfalone con i suoi colori, che sicuramente è stato registrato nello stesso periodo della concessione dello stemma. Quindi un suggerimento disinteressato, quanto mai appropriato, ovvero adottare ufficialmente il nastro tricolore nel “decusse” per una più precisa identità nazionale, e la trascrizione descrittiva dei colori del gonfalone nello Statuto comunale.

Ma osserviamo ora il simbolo centrale dello stemma comunale. Vi è trascritto araldicamente una figura identificata come castello al naturale. Una scelta chiara, precisa, in relazione all’esistenza di un ben preciso riferimento storico della cittadina, iI “fortellazzo”, ovvero il palazzo del primo feudatario, Nicolò d’Alagno. Errate, a mio parere, le affermazioni scritte da diversi scrittori e storici locali che identificano nel manufatto turrito la famosa torre Orsini da cui poi la cittadina prese il nome, attestazione favorita forse dalla presenza di un bellissimo stemma cittadino con la torre nella chiesa dell’Immacolata e dai bellissimi stucchi della cappella gentilizia del palazzo Gargano-Criscuolo. In definitiva geniale la scelta del castello come scelta, per di più fiancheggiato da torri tanto per ricordare la primogenita denominazione cittadina. D’altronde era come ripetere continuamente un simbolo uguale stranamente alle cittadine comunali limitrofe come, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Scafati e Gragnano tutte con le torri.

E che dire della presenza del pentagramma o pentacolo in capo allo scudo indicato specificamente stella a cinque punte. Conosciamo il significato araldico della stella, quello per eccellenza, ovvero la raffigurazione dell’uomo-microcosmo. In effetti la stella indicata ha parecchi significati come l’aspirazione a cose superiori, ad azioni sublimi, inoltre ha un forte significato esoterico codificato come il raggiungimento dei propri obbiettivi. Preciso invece è il significato massonico che questo simbolo rappresenta chiamato “numero d’oro” o “proporzione aurea”, ossia la proporzione ermetica per la quale la parte minore sta in rapporto alla maggiore come la maggiore sta al Tutto. A mia modesta analisi c’è una ragione del perché della presenza di detta stella. Non dimentichiamo che Torre Annunziata è stata la terra che ha dato i natali ad uno dei più grandi massoni della storia meridionale: Giustiniano Lebano (1832-1910), coltissimo assessore e vicesindaco di Torre Annunziata. La presenza di questo simbolo, unito alla figura del castello, nello scudo cittadino è stato sicuramente suggerito consigliato e voluto da lui. Lo si può leggere come un sottile ed ermetico messaggio per i posteri, ovvero ad indicare la centralità dell’uomo-cittadino (ossia la prima punta in alto della stella) attorniato dagli elementi primari della natura stessa ovvero: la terra, l’aria, le acque ed il fuoco (identificate nelle restanti punte) che nel nostro territorio, nato come feudo, diventano immancabilmente delle “primizie uniche ” del luogo.

Precedente Una mattinata trionfale per la cultura a Torre Annunziata Successivo Cos'è lo stemma?