Amor Vincit Omnia. Il Satiro e l’Ermafrodito di Oplontis esposti al MANN in ‘Amori Divini’

di Vincenzo Marasco.

«Amor vincit omnia»

E’ questo il senso intrinseco della nuova mostra intitolata ‘Amore Divino’, allestita al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), in cui ha trovato posto la scultura marmorea del Satiro che tenta di adescare l’Ermafrodito, fino a poc’anzi esposta presso il Museo dell’Identità di Palazzo Criscuolo di Torre Annunziata.
In questa ennesima esposizione che vede il MANN in continua trasformazione, realizzata grazie anche al contributo scientifico delle dr.sse Anna Anguissola e Carmela Capaldi, coadiuvati dal dr. Luigi Gallo e dalla dr.ssa Valeria Sampaolo, a cui fa capo la sezione di conservazione del museo, si ritrovano a confronto opere di grande valore storico e artistico provenienti dai più rinomati musei del mondo, e in particolare dall’area vesuviana.
Ma in questo insieme di grandiosi testimonianze storiche è senz’altro protagonista assoluto il gruppo scultoreo del Satiro e l’Ermafrodito, come già confermano i tanti visitatori e appassionati di pompeanistica che hanno avuto modo di presenziare l’inaugurazione dell’esposizione.
La posizione nella mostra di questo simbolo di Oplontis per antonomasia, posizionato al centro della sala circolare intitolata ‘corpo e spirito’ in cui è allestita la parte conclusiva dell’esposizione, adornata dall’eccezionale pavimento in opus sectile proveniente dalla Villa dei Papiri di Ercolano, appare fin da subito privilegiata. Tale scelta sovviene quasi come un omaggio nei confronti di Oplontis le cui fattezze artistiche echeggiano nel mondo attraendo a se attenzioni enormi. E questo è dimostrato anche dall’ammirazione suscitata in chi si è imbattuto nel guardare i due soggetti marmorei qui esposti i quali non hanno potuto fare a meno di incantarsi nell’osservare quelle movenze fisiche rappresentate in modo così veritiero da chi seppe immortalare nel marmo la scena mitologica di quel ratto.
Entusiasta sempre dell’Entità immensa qual è Oplontis spero solo che la scelta espositiva presso il MANN del gruppo scultoreo, seppur infonda grande senso d’orgoglio, non sia un presagio di un nuovo ritorno nell’oblio di un tesoro che cela in esso un peso tale da non potersi più permettere di fungere ancora da “merce culturale di scambio”, ma che reclama di diritto il divenire uno dei simboli identitari più importanti di una città e l’esigenza di godere sempre della giusta visibilità, possibilmente li dove il Vesuvio l’ha voluta conservare.

Si ringrazia l’amico Giuseppe Di Leva, cultore appassionato come pochi di materia pompeanistica, il quale ha reso possibile questo breve scritto e per l’immagine gentilmente concessa per correlarlo.

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